66 Fiera del Bovino da Latte - Cremona 27 /30 Ottobre 2011
Considerata il punto di riferimento nazionale ed internazionale del settore agricolo e lattiero-caseario, la Manifestazione si svolge da 66 anni nel cuore dell'attività agricola ed allevatoriale italiana offrendo supporto, in termini di di know how e tecnologie all'avanguardia, ad allevatori, agricoltori, veterinari, agrotecnici e distributori.
F.I.S. vi aspetta presso lo STAND 343 Padiglione 2
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Dott. Fulvio Di Sepio - email: diesse@fisitalia.it
Parliamo di vomitossina.
Parlare di micotossine oggi significa parlare soprattutto di vomitossina. L’andamento stagionale ha determinato una diffusa presenza di DON nei cereali. Per il comparto italiano, non è solo il mais ad essere interessato ma anche frumento ed orzo. Segnali in questo senso ci arrivano da tutte le regioni italiane. Situazione analoga si è venuta a creare anche per il comparto cerealicolo estero, spesso ritenuto più sicuro ed affidabile. I valori di contaminazione riscontabili non sono elevati ma, trattandosi di contaminazione diffusa, il livello di attenzione permane alto. Nulla di nuovo, tuttavia. Da tempo, ormai, le micotossine sono diventate un “sorvegliato speciale”. L’Unione,Europea, che può vantare il pacchetto normativo più completo sull’argomento, ha posto in essere già da alcuni anni un assiduo monitoraggio da cui risulta che il DON è la tossina più diffusa nei mangimi, spesso in associazione con zearalenone e tossina T-2. Se alla diffusione si accompagna la stabilità al calore e a tutti i processi tecnologici impiegati nella produzione di mangime, l’utilizzo di materie prime contaminate da vomitossina corrisponde a sicura presenza anche nel prodotto finito. Con queste premesse risulta chiaro che il rispetto delle disposizioni comunitarie rappresenta un obiettivo talora complesso (valore soglia raccomandato dal Reg. CE 576/2006 per il DON: 0.9 ppm nei mangimi per suini). Ma accanto a queste considerazioni di carattere essenzialmente normativo, esistono pesanti conseguenze sulla salute animale derivanti dalla presenza di vomitossina. Se nel bovino questa micotossina crea generalmente meno problemi, nel suino si evidenziano in breve tempo ricadute negative sulle performance di allevamento. Primo tra tutti i sintomi: la riduzione di ingestione alimentare. Taluni allevatori, per contrastare questo inconveniente, ricorrono all’impiego di aromatizzanti che certamente aiutano l’assunzione di cibo ma hanno, proprio in conseguenza della contaminazione della dieta, ricadute anche molto gravi in allevamento. Un caso per tutti.Se nell’alimento ingerito vi è presenza anche di zearalenone, ci potranno essere gravi inconvenienti alla sfera riproduttiva: infatti la vomitossina, anche a livelli molto bassi, potenzia l’azione dello zearalenone. Non dimentichiamoci, oi, degli effetti diretti prodotti dal DON: immunosoppressione, problemi di tossicità sugli embrioni, emesi. L’elenco potrebbe essere molto lungo, ma è inutile ripeterci su argomenti che tutti ormai conosciamo bene. Cosa fare? La prima strategia da perseguire è certamente la prevenzione. Tuttavia quando l’alimento è contaminato, la prevenzione non è più attuabile. Servono, invece, strumenti di contrasto più immediati, efficaci da subito e persistenti nel tempo. Di tutte le vie percorribili, i risultati migliori si ottengono, ad oggi, con i leganti di micotossine. Lungo è stato il lavoro di ricerca per arrivare a soluzioni innovative. Il nostro gruppo di lavoro all’interno di F.I.S. ne sa qualcosa. Da molti anni il problema delle micotossine è diventato il nostro problema. Abbiamo testato l’efficacia captante di molte sostanze, studiandone i meccanismi di azione. Abbiamo verificato il loro comportamento nel tempo, a concentrazioni diverse e in situazioni estreme. Abbiamo individuato le sostanze più attive nei confronti di ciascuna micotossina. Da qui a formulare leganti efficaci ad ampio spettro di azione (SAFE), il passo è stato breve. Ma abbiamo voluto andare oltre. L’andamento climatico determina contaminazioni diverse di anno in anno. Come ricordato all’inizio, i cereali raccolti nella campagna 2010 presentano una diffusa contaminazione da vomitossina. Come intervenire? La nostra soluzione a questo problema è SAFE DON, legante specifico per la vomitossina. Se siete interessati a saperne di più, potete consultare il nostro sito www.fisitalia.it. Per ogni ulteriore chiarimento, contattateci. Saremo felici di rispondere alle vostre richieste di informazioni.
Leganti di micotossine: bisogna saper scegliere.
Proposte di leganti di micotossine ce ne sono a decine, cʼè solo lʼimbarazzo della scelta. Il problema che il mangimista o lʼallevatore hanno è quale legante acquistare, specialmente in momenti come questo. Ora più che mai occorre coniugare efficienza ed economia di produzione evitando una scelta affrettata e superficiale di cosa acquistare.
Diventa indispensabile fare uno screening ponderato su quanto offerto dal mercato, ponendo dei paletti tecnici. Sembra banale come affermazione ma, come prima cosa, bisogna sapere se il legante di micotossine è efficace o no nelle prove in vitro. Si sa, infatti, che se un prodotto non lega in vitro, certamente non funzionerà neppure in vivo, dove mille altre interferenze ambientali intervengono ad influenzarne lʼattività.
Le prove di efficacia devono essere svolte da un centro di ricerca specializzato nel campo delle micotossine, possibilmente un istituto indipendente e al passo con le più moderne tecniche di indagine. Eʼ preferibile non basarsi mai solo su prove effettuate dal produttore. Lʼassociazione vacche-aflatossine, suini-vomitossina, polli-tricoteceni è ormai superata.
Oggi sappiamo che lʼingestione di fumonisina o di vomitossina influenza negativamente la produzione di latte e lo stato di salute della vacca. Sappiamo anche che, nel caso dei suini, se lʼanimale assume altre tossine oltre al DON, gli effetti di questo sono ben peggiori. Unʼanaloga situazione si riscontra con i tricoteceni e le aflatossine nei polli. Inoltre le micotossine sono molto diverse tra di loro dal punto di vista chimico e, quindi, un legante costituito da un solo componente è sicuramente poco efficace.
In presenza di aflatossina M1, lʼuso di una bentonite è corretto ma insufficiente nel caso vi siano contemporaneamente nellʼalimento altri tipi di tossine. La bentonite, infatti, lega rispettivamente il 18% e lʼ1% di fumonisina per livelli di contaminazione pari a 2 e 20 ppm in un mangime. (Food Additives and Contaminants, aprile 2005 pag 379/388).
La capacità di legare una micotossina deve essere verificata in ambiente neutro o leggermente basico. A livello intestinale il complesso metabolita+captante deve essere stabile, per essere poi espulso e non assorbito dalle pareti intestinali. Non considerare lʼefficienza dei prodotti in ambienti gastrici (pH acidi).
Accertato che un legante è attivo nei confronti delle micotossine la domanda successiva è: come si comporta in presenza degli oligoelementi o delle vitamine aggiunti al mangime? Eʼ sempre opportuno assicurarsi che questi micronutrienti arrivino al 100% alla bocca dellʼanimale.
LD 50: il legante deve essere sicuro per la salute animale. Alcuni leganti sono stati sottoposti a test di tossicità anche a livelli di inclusione molto alti. Consigliabile, quindi, chiedere al produttore e verificare la documentazione.
Indagine sui metalli pesanti: la legge comunitaria impone dei limiti massimi in quanto alcune sostanze proposte sul mercato hanno dato problemi di contaminazione di questo tipo. Eʼ giusto, allora, verificare che il prodotto non sia fonte di inquinamento.
Diossine: gli alimenti e anche il legante non devono contenere diossine. Occorre dunque avere il riscontro che il produttore effettui un constante monitoraggio della eventuale presenza di queste sostanze pericolose. Analisi microbiologia: coliformi, muffe, salmonelle, lieviti presenti nel legante sono una fonte di potenziali pericoli per la salute animale. Opportuno, quindi, capire se vengono tenuti sotto controllo dal produttore.
Quantità di micotossina sequestrata per mg di legante. Questo dato influenza pesantemente la reale quantità di prodotto da inserire nel mangime. Esistono centri di ricerca specifici per questa indagine. Questi sono dei punti fondamentali nella valutazione di un captante di micotossine. Solo a questo punto il fattore prezzo va tenuto presente, per non arrivare alla conclusione: costa poco, ma funziona pochissimo.
F.I.S. è in grado di rispondere al decalogo esposto con sperimentazioni, analisi ed indagini eseguite in Italia da ISPA/CNR di Bari, Inca , Primm, Chelab e all ʼestero dal TNO olandese. F.I.S. propone alla propria Clientela tre leganti: SAFE M1 specifico per le aflatossine, SAFE ad ampio spettro per presenza di differenti metaboliti tossici nel mangime e SAFE DON formulato per la vomitossina.
La produttività attraverso la digeribilità dell'alimento.
Anche il mangime migliore non può garantire le performance desiderate se il processo digestivo è sbilanciato. L’impiego di acidi organici favorisce il corretto funzionamento dell’apparato gastro-intestinale in modo sicuro e rapido.
L’acidificazione determina principalmente:
- la riduzione del pH gastrico;
- il controllo dei batteri presenti a livello intestinale con l’inibizione dei microrganismi dannosi, coliformi, a favore di quelli utili, lattobacilli.
- ACiFIS MBL
- ACiFIS CI
- ACiFIS FL
- ACiFIS MT
- Abbassamento pH nello stomaco.
- Controllo batterico a livello intestinale: inibizione dei batteri dannosi - coliformi- a favore dei lattobacilli.
- Minori problemi gastro-intestinali: crescita migliore e ridotto impiego di farmaci.
- Bassa mortalità.
- Conservazione migliore dell’alimento: maggiore valore nutrizionale e più alta digeribilità delle sostanze nutritive.
- Sicurezza di utilizzo: non sono necessari periodi di sospensione.
- Formulazioni su misura e di grande efficacia: bassi dosaggi e costi ridotti.
- Grande scelta di applicazioni: applicazioni liquide o in polvere.
- Sicurezza di manipolazione.
- Consumo medio giornaliero di 0,5 kg di mangime in più nel periodo di allattamento.
- Minor perdita di peso.
- Una media di 0,5 suinetti svezzati in più.
- Pesi di svezzamento maggiori.
- Figliate più omogenee.
- Diminuzione dei suinetti nati morti.
- Rapida discesa del pH a valori tra 5- 5,5
- pH finale molto basso 4,0-4,5
- percentuale di acido lattico tra 1-3%
- percentuale di acido acetico inferiore a 0,5%
- percentuale di acido butirrico assenza o piccole tracce
- Azoto ammoniacale non superiore al 5% dell’azoto totale
- Insilati stabili nel tempo (freddi al desilamento, senza muffe, senza alterazioni di colore).
- Valore nutritivo inalterato.
Suini.
I problemi che si manifestano allo svezzamento hanno un grosso impatto sulle performance produttive. È frequente, in questa fase, avere mortalità del 3-15%. La causa principale di questo quadro, è lo sviluppo dell’apparato gastro-intestinale del suinetto. Nella fase dello svezzamento, infatti, il tratto digestivo non è ancora sviluppato completamente. Ne consegue una acidificazione insufficiente, una digestione non ottimale dell’alimento ingerito ed il proliferare di E. coli, responsabile di severi problemi diarroici. L’impiego di antibiotici per ovviare a questo problema risulta spesso insufficiente, infatti l’antibiotico-resistenza, sviluppata da alcuni batteri, sta diventando ogni giorno più diffusa. È, quindi, necessario intervenire con altri strumenti per migliorare il processo digestivo ed evitare incidenti di percorso. Gli acidi organici sono attivi già a livello gastrico, aiutando lo stomaco a raggiungere velocemente una acidificazione adeguata con conseguenze importanti quali una più completa digestione e minori problemi enterici. Tutto questo è ottenuto in modo naturale, sicuro ed efficace.
Polli.
L’impiego di acidificanti nell’alimentazione avicola va adattato alle caratteristiche anatomiche e fisiologiche del tratto gastrointestinale dei polli. Acido cloridrico e pepsinogeno sono secreti nel proventricolo in quantità maggiori che nei mammiferi. Questo rende inapplicabile ai polli la classica strategia di acidificazione messa a punto per i suini. Diverso, inoltre, è il tempo di transito degli alimenti nel tratto gastro-intestinale. Nella specie avicola l’acidificazione attua essenzialmente una selezione della microflora intestinale, stimolando la crescita dei batteri lattici a scapito dei batteri dannosi quali i coliformi. Diventa, quindi, essenziale l’impiego di acidi che arrivino intatti nell’intestino. L’attenzione e l’esperienza F.I.S. hanno messo a punto un acidificante su misura per questo tipo di applicazione, ACIFIS MT. Inoltre, grande attenzione è stata dedicata all’acidificazione dell’acqua di abbeverata, considerata fonte importante di pericolose contaminazioni batteriche.
I nostri prodotti
I nostri obiettivi per i vostri successi.
Nella linea ACiFIS sopra menzionata sono stati recentemente inseriti tre nuovi prodotti con diverse caratteristiche e specifiche finalità.
ACIFIS SM.
Contenente acidi grassi a media catena. Twan Van Gerwe, ricercatore dell’Università di Utrecht, ha studiato gli effetti dell’aggiunta di acidi grassi a media catena nei mangimi per broilers ed ha verificato che gli animali alimentati con il mangime a cui è stata aggiunta una percentuale di acidi grassi a media catena , rivelano una minor possibilità di essere contaminati da batteri. L’aggiunta di questi acidi grassi al mangime per suini aumenta la resistenza ai batteri patogeni in particolare alle E. coli. Questo risultato può essere spiegato con la riduzione del pH dell’ intestino e anche perché questi acidi sembrano favorire lo svuotamento gastrico e aumentare le contrazioni dell’intestino tenue.
ACIFIS OE.
Contenente acidi organici e oli essenziali. L’attività batteriostatica/battericida di alcune piante è ormai provata. Da prove sperimentali è risultato che l’integrazione con un mix di acidi organici e di oli essenziali riduce i danni da Gram(-) e Gram(+) nel coniglio infettato sperimentalmente. Nei suini consente performance significativamente migliori perché vi è un effetto stabilizzante sulla flora gastrointestinale e sulla stimolazione del sistema immunitario. Nella scrofa si sono evidenziati questi vantaggi legati alla miglior digeribilità:
ACIFIS C4.
Contenente l’acido butirrico ed il butirrato di sodio. L’acido butirrico, essendo a corta catena, viene assorbito a livello intestinale e veicolato direttamente al fegato. Il butirrato rappresenta insieme alla glutammina la maggior fonte energetica per i colonociti esercitando quindi un effetto positivo sulla crescita e la maturazione degli stessi. Una sua carenza determina atrofia della mucosa. Come tutti gli acidi grassi a catena corta esercita anche un ruolo antinfiammatorio. Il butirrato esercita un effetto positivo sull’assorbimento del sodio nell’intestino e quindi è utile nel trattamento della diarrea post-svezzamento dei suinetti intervenendo nei meccanismi di regolazione e ripartizione dell’acqua intra ed extracellulare.
F.I.S. ti aiuta a produrre e conservare meglio il tuo pastone di mais
La conservazione di un foraggio si basa sull’esclusione dell’ossigeno dalla massa e sul rapido aumento dell’acidita' della stessa, effettuata tramite la fermentazione batterica, in particolare quella operata dai lattobatteri.
Per ottenere un buon insilato occorre soprattutto insilare il mais a un giusto stadio di maturità vegetativa, con umidità (granella 28-34%; pannocchia 32-34%) e lunghezza di taglio corretta, riempire rapidamente il silo comprimendo bene la massa e chiuderlo in modo da escludere tutta l’aria possibile.
I principi per avere una fermentazione corretta sono i seguenti:
Se non si rispettano i tempi e i modi per la raccolta e l’insilamento del mais, la massa andrà incontro a deterioramento. Il deterioramento aerobico degli insilati mostra sintomi evidenti (sviluppo di lieviti e muffe e aumento temperatura nella massa) che si traducono in altrettanti danni (perdite di sostanza secca, riduzione produzione animali, rischi per la salute animale, micotossine e ammine biogene, sviluppo di spore clostridi e altri microorganismi dannosi). Le principali conseguenze sugli animali che hanno mangiato insilato deteriorato sono: una diminuita ingestione di sostanza secca, disordini metabolici, riduzione del valore energetico degli insilati, digeribilità della fibra molto ridotta.
La premiscela STANDARD Q./mais, consigliata da F.I.S. per trattare il mais da insilare, contiene acidi organici che sono conservanti naturali e che vengono metabolizzati e quindi utilizzati dall’animale come fonte energetica. E’ una miscela di facile impiego perché, diversamente dagli acidi , non e' corrosiva e viene distribuita sulla massa tramite una pompa dosatrice.
Perche' e quando usarlo.
PREPARAZIONE DELL’INSILATO
Nebulizzato sul foraggio al momento dell’insilamento in ragione di 0,8 l/ton di foraggio,
STANDARD Q./mais , tramite i suoi componenti molto volatili che si diffondono rapidamente nella massa trattata, riduce il pH a valori ottimali per garantire una corretta conservazione dell’insilato. L’aggiunta dei fermenti lattici sarebbe inefficace in quanto i batteri necessitano, per svilupparsi, di umidità molto alte (85-90%).
RACCOLTA RITARDATA
Quando la raccolta viene ritardata ed il prodotto da insilare è troppo secco, è pratica comune aggiungere acqua alla massa.
In questo caso, l’impiego di STANDARD Q./mais in ragione di 1 litro per tonnellata di foraggio, opportunamente diluito all’acqua, è indispensabile per bloccare lo sviluppo di batteri e muffe che, altrimenti, darebbero luogo a fermentazioni indesiderate.
APERTURA DELLA TRINCEA
Punto critico spesso sottovalutato. All’apertura del silo, l’insilato è esposto all’aria con conseguente crescita di microrganismi dannosi, post-fermentazioni e riscaldamento. Per prevenire questi inconvenienti F.I.S. suggerisce il trattamento con STANDARD Q./mais.
STANDARD Q./mais presente nelle aziende agricole da 20 anni, dà risultati importanti quali:


